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L’addio a Emanuele Galeppini a Boccadasse, chiesa gremita per il sedicenne morto a Crans-Montana

Celebrati in mattinata i funerali del giovane campione di golf genovese, deceduto nella tragedia di Capodanno in Svizzera. Alla chiesa di Sant’Antonio di Boccadasse è arrivata la bara coperta di rose bianche. Molti arrivati dagli amici, dal Golf Club Rapallo e dal Genoa. In prima fila anche rappresentanti delle istituzioni. Nell’omelia l’arcivescovo Tasca ha richiamato lo smarrimento per una morte improvvisa e la richiesta che vengano chiariti i fatti

Boccadasse si è stretta questa mattina attorno alla famiglia di Emanuele Galeppini, il sedicenne campione di golf genovese morto nella tragedia di Crans-Montana, in Svizzera, nella notte di Capodanno. La chiesa di Sant’Antonio, in fondo a corso Italia, si è riempita di parenti, amici e conoscenti, ma anche di tante persone comuni che hanno voluto esserci per l’ultimo saluto, al punto che parte dei presenti è rimasta sul sagrato, seguendo la cerimonia all’esterno.

La bara, portata davanti all’ingresso della chiesetta dall’auto dell’azienda di onoranze funebri Asef, è stata accompagnata da un cuscino di rose bianche. Attorno, una lunga teoria di composizioni floreali arrivate da chi lo aveva conosciuto e seguito: dagli amici e dal Golf Club Rapallo, dove Emanuele era tesserato, fino ai fiori del Genoa, la squadra di cui era tifoso. Un abbraccio collettivo tradotto in gesti semplici, che hanno trasformato il sagrato in un luogo di memoria e affetto.

In chiesa, accanto al padre e alla madre del ragazzo e al fratellino più piccolo, hanno preso posto anche il presidente della Regione Marco Bucci e la sindaca di Genova Silvia Salis, insieme ad altri familiari e amici di lunga data. Il clima, più che di cerimonia, è stato quello di una comunità colpita e ancora incredula, chiamata a misurarsi con una perdita improvvisa e difficile da comprendere.

Nell’omelia l’arcivescovo di Genova Marco Tasca ha richiamato lo smarrimento che la morte di Emanuele e di altri giovani coinvolti nella tragedia lascia dietro di sé, osservando che un’interruzione così brusca dei sogni e della vita di un ragazzo scuote non solo chi gli era vicino, ma l’intera comunità. Ha rivolto un pensiero ai genitori, ai parenti e agli amici, sottolineando come un dolore di questa portata possa far emergere la sensazione di essere rimasti soli. In quel passaggio, Tasca ha indicato che la fede non va intesa come una consolazione di circostanza, ma come la convinzione di una presenza anche nel momento in cui ci si sente abbandonati.

Il riferimento, infine, è andato alla necessità che su quanto accaduto venga fatta chiarezza: l’arcivescovo ha espresso l’auspicio che la giustizia compia il suo corso e che la verità emerga, perché su eventi così dolorosi venga fatta luce. In una chiesa colma di silenzio e di sguardi, il congedo da Emanuele ha assunto così il peso di un doppio bisogno: il saluto a un ragazzo amato e la ricerca di risposte che aiutino a dare un senso a una ferita ancora aperta.

Al termine del funerale, gli addetti di Asef hanno riportato la bara di Emanuele verso il carro funebre, tra gli applausi di saluto di tutti i presenti.


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